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MASTOPLASTICA ADDITIVA

MASTOPLASTICA ADDITIVA

Un seno non sviluppato oppure poco sviluppato o leggermente cadente può acquistare un aspetto piacevole solo con un intervento chirurgico: la Mastoplastica additiva.
Tale intervento consiste nell’inserimento in regione mammaria (sopra o sotto il muscolo pettorale) di apposita protesi.
La via d'accesso e la conseguente cicatrice possono essere sottomammarie, periareolare o ascellari.
Il tipo di anestesia, i tempi di degenza, la frequenza di medicazioni, l’epoca della rimozione di punti dipendono dal singolo caso clinico e dalla tecnica impiegata.
Il risultato è di solito ottimale ma in una modesta percentuale di casi le protesi vanno incontro ad un indurimento che può essere fastidioso per la paziente e talvolta anche alterare la forma stessa del seno.
Si possono verificare, anche se raramente, come in ogni intervento chirurgico, raccolte ematiche o sierose o infezioni che possono comportare un prolungamento del trattamento post-operatorio ed eccezionalmente la rimozione delle protesi.

Rapporto  sui rischi posti dagli impianti mammari al silicone

L'obiettivo principale dello studio condotto dal Scientific and Technological Options Assessment (STOA) quale organo scientifico conoscitivo del parlamento europeo è stato quello di fornire  circa le possibili condotte alternative da tenere nei confronti delle protesi mammarie basandosi su un'analisi esauriente della letteratura scientifica esistente sull'argomento e sull'ascolto dei vari soggetti interessati.
Le conclusioni del gruppo di studio riguardo ai rischi di danno sistemico e locale sono di completo accordo con la letteratura internazionale riconoscendo che i dati oggi disponibili permettono di stabilire che:

  • non vi è aumentato rischio di cancro alla mammella nè di sindromi autoimmuni definite o connettiviti
  • non vi sono prove sufficienti a dimostrare l'esistenza di una sindrome connettivale atipica ma questa non può essere esclusa e l'argomento necessita di ulteriore ricerca
  • non vi sono dati sufficienti per stabilire un'aumentata incidenza di sintomi neurologici
  • non vi sono dati di danni ai bambini allattati al seno materno di donne con impianti di silicone
  • l'interferenza con la mammografia esiste e richiede tecniche speciali per ottenere un'indagine accurata ed evitare il danneggiamento dell'impianto
  • i rischi chirurgici locali a breve e lungo termine (reintervento, rottura, perdita di contenuto, contrattura, infezione, ematoma, dolore) sono poco frequenti.

 INTERVENTO   CHIRURGICO

Accesso periareolare E' un accesso particolarmente consigliabile per l'introduzione di impianti tondi riempiti con gel di silicone non coesivo poichè permette l'introduzione di protesi di volumi importanti attraverso una piccola incisione. Meno indicata per le protesi anatomiche riempite con gel di silicone coesivo perchè difficilmente possono essere correttamente posizionate. La protesi verrebbe ad essere sottoposta ad una deformazione eccessiva con possibile alterazione del profilo per effetto "memoria".

  • L'incisione si esegue lungo il margine inferiore dell'areola al confine con la cute non pigmentata.
  • La dissezione della ghiandola si esegue ad un livello inferiore al quinto spazio intercostale non interferendo con i rami intercostali di T3 e T4 provenienti dai quadranti laterali della mammella e diretti al complesso areola capezzolo e alle porzioni mediali della ghiandola.
  • In alternativa la ghiandola può essere preparata nel piano sottocutaneo fino al bordo laterale e poi retratta medialmente senza alcuna interruzione della stessa.
  • La tasca retroghiandolare viene dissecata nel piano sovrafasciale.      Il controllo dell'emostasi può essere facilitato dall'introduzione nella tasca retromuscolare di alcune garze laparotomiche repertate imbevute con soluzione fisiologica. Queso accorgimento, oltre a fornire un'efficace emostasi compressiva, determina una preespansione muscolare facilitando la successiva introduzione della protesi. Viene quindi posizionato un drenaggio ed introdotta la protesi.
  • La sutura del muscolo è opzionale. Quando viene eseguita devono essere utilizzati materiali riassorbibili.
  • Nel caso si sia utilizzata una via transghiandolare è invece sempre opportuna la ricostruzione della ghiandola, anche in questo caso con suture riassorbibili.

 

 

 In particolare so che:

  • All’intervento residueranno inevitabilmente delle cicatrici anche se molto ridotte e facilmente occultabili, anche se la qualità delle cicatrici è indipendente dalla tecnica chirurgica ma legata alla reattività individuale.
  • Nel periodo post-operatorio potrà essere avvertito in regione pettorale dolore, che regredirà nel giro di pochi giorni.
  • Potrebbero evidenziarsi delle ecchimosi, destinate però a scomparire in alcune settimane.
  • La sensibilità della pelle ed in particolare delle areole e dei capezzoli potrà rimanere alterata per un periodo variabile, eccezionalmente in forma duratura.
  • L’intervento di Mastoplastica Additiva non impedisce la funzione dell’allattamento, che può però alterare il risultato, soprattutto in presenza di una ghiandola già ptosica.
  • Dal punto di vista oncologico la protesi è assolutamente innocua e non preclude con la sua presenza alcun accertamento (mammografia, ecografia ecc.).
  • In una percentuale modesta le protesi vanno incontro ad un indurimento, dovuto ad una reazione dell’organismo nei confronti del materiale estraneo.
  • Si possono verificare, anche se raramente raccolte, ematiche e sierose o infezioni che possono configurare un prolungamento del trattamento post-operatorio ed eccezionalmente la rimozione delle protesi.

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